La cessione del credito di imposta 4.0 può diventare realtà

La cessione del credito di imposta 4.0 può diventare realtà

Il credito d’imposta relativo all’acquisto di beni strumentali nuovi e soprattutto quello che si genera con l’acquisto di beni che rientrano nelle specifiche previste dalla cosiddetta “Transazione 4.0”, pur essendo dal punto di vista finanziario una grande opportunità per le aziende agricole, non sempre può essere sfruttato appieno. In particolare, il credito del 50% riconosciuto per gli acquisti 4.0 effettuati o prenotati entro il 31.12.2021, può essere portato in compensazione tramite modello F24 in almeno tre quote annuali di pari importo. Per poter però compensare il credito è necessario che l’azienda abbia imposte o oneri contributivi da versare. Nel caso delle aziende agricole dato il regime di tassazione su base catastale, dato il regime iva speciale, che in alcuni casi (vedi la cessione del latte) prevede una percentuale di compensazione pari all’aliquota iva di cessione e considerato che molte attività sono svolte mediante società semplice (quindi i contributi Inps sono versati dai soci sulle loro posizioni personali), si rischia di non avere versamenti di importo sufficiente per poter compensare il credito, trascinandolo così in avanti per anni. Sul punto l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il credito non utilizzato in un esercizio può essere utilizzato in quelli successivi previa indicazione nel quadro Ru della dichiarazione dei redditi. La stessa Amministrazione finanziaria non ha però precisato, con la medesima ufficialità, la possibilità di trasferire, per trasparenza, tale credito ai soci delle società semplici. Per tutto quanto sopra quindi c’è il rischio, piuttosto frequente, che a fronte di un investimento agevolabile l’azienda non abbia “capienza” per compensare l’intero credito d’imposta.

In questi casi, e non solo, viene in aiuto l’emendamento inserito in sede di conversione del DL Sostegni che, se approvato dal Parlamento, consentirà alle aziende agricole di cedere il credito ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito, alla stregua di quello che avviene, da un anno a questa parte, per i crediti relativi alle ristrutturazioni, agli interventi di riqualificazione energetica o a quelli antisismici degli edifici. In questo modo il credito d’imposta sarà presumibilmente cedibile anche ai soci delle società semplici che potranno utilizzarlo a loro volta in compensazione dei contributi o in alternativa ad un intermediario finanziario rendendolo così liquido sulla base delle condizioni di sconto che gli stessi istituti andranno a proporre.