11 Mag Doccia fredda sulla cessione del credito 4.0
Sembrava tutto fatto, la possibilità di vedere nel maxiemendamento al DL Sostegni l’introduzione della cessione del credito 4.0 era data per certa. L’ottimismo era nato soprattutto dopo l’approvazione congiunta delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato. La doccia fredda però è arrivata con il parere negativo da parte della Ragioneria di Stato con la conseguenza che la misura è stata estromessa dal maxiemendamento medesimo. È la seconda volta in pochi mesi che le aziende vedono sfumare questa importante possibilità che, soprattutto per le aziende agricole, consentirebbe di sfruttare appieno dei benefici della cosiddetta “Transazione 4.0”. Se la cessione del credito, per la Ragioneria dello Stato, potrebbe comportare “rilevanti effetti sulla finanza pubblica”, questo potrebbe stare a significare che si presumeva, nella sostanza, che molte aziende non avrebbero avuto capienza per utilizzarlo in compensazione o avrebbero diluito l’utilizzo del medesimo su di un periodo ben oltre quello minimo triennale ora in vigore … perchè, se non è per un discorso di usufruibilità, non si comprende il differente peso sui conti pubblici. Ma quand’anche l’apertura alla cessione avesse un impatto sulla finanza pubblica tale da generare preoccupazioni, la soluzione sarebbe quella di limitare a precise categorie la possibilità di cessione. In primis le aziende agricole che a fronte della particolare normativa fiscale, sia in punto di imposte dirette che in punto iva e della loro struttura, che spesso prevede l’esercizio dell’attività sotto forma di società semplice, impedendo anche la compensazione dei contributi Inps in capo ai soci, rischiano di dover trascinare il credito per anni prima di poterlo compensare in toto. Si potrebbero poi prevedere dei parametri sulla base del personale dipendente in forza all’azienda, in quanto più sono i dipendenti assunti e più c’è la possibilità di compensare mensilmente il credito con ritenute e contributi.
In questo modo, per esempio, si potrebbero tenere sotto controllo i conti pubblici ed allo stesso tempo non precludere ad alcuna realtà di poter partecipare a quella che vuole essere una campagna finalizzata all’innovazione tecnologica delle nostre aziende.
La speranza è che la norma venga riproposta, con eventuali accorgimenti nella direzione di cui sopra, nel processo di emanazione del prossimo DL Sostegni-bis.